La famiglia che distrugge. Il Mobbing.

Il dolore profondo che non riesci a raccontare.

Dopo molti anni dedicati alla formazione in aula ed aiutando nel privato i miei clienti, ho raffinato le mie competenze in vari settori, compreso quello del lavoro, dei talenti e la consapevolezza emotiva.

Tuttavia Il cielo ha voluto che le cose prendessero anche un’altra direzione, ricevendo numerose richieste di aiuto per temi impegnativi e delicati come i legami familiari distruttivi, disfunzionali e molto dolorosi.

Credo che il fatto di possedere un titolo giurisprudenziale e di essermi occupata di queste situazioni durante la mia esperienza forense, ha permesso di creare un rapporto di estrema fiducia con le persone, e allo stesso tempo ho potuto affinare le mie competenze ed aiutare chi soffre per aver subito maltrattamenti e forme di manipolazione tra le mura domestiche.

Ho avuto l’opportunità di vedere le cose da più angolazioni, non solo tecnico-giuridiche, ma anche umane, emotive e spirituali.

Le conoscenze dei diritti umani dirigono verso la consapevolezza di SeComprenderne i precetti e significati ha permesso alle persone di avere una percezione nuova di se stessi e delle proprie scelte di vita. 

Il diritto studia il fatto umano nel bene e nel male, inoltre fornisce tutti gli strumenti di azione su come esercitare la propria volontà e creatività nel mondo.

Davvero sono entusiasta di come l’aspetto giuridico, inteso bene, possa trasformare le intenzioni e cambiare le decisioni.

Questa è la prova che non c’è un solo sapere per crescere, ma tutti contribuiscono alla realizzazione umana, considerando che la giurisprudenza è proprio quella che consente l’espressione di sé attraverso l’esercizio dei diritti fondamentali.

“Senza diritti non c’è Anima che possa essere felice su questa terra”.

Ritornando al tema del Mobbing Familiare, in cui i diritti spesso sono schiacciati da abitudini, consuetudini e processi educativi non sempre ideali, l’esame obiettivo e soggettivo delle relazioni umane coinvolte, può eliminare l’angosciante credenza che la famiglia, disfunzionale e distruttiva, è necessariamente un triste destino da sopportare, sia dentro di sé che nel quotidiano.

Ciò che accade in una casa è difficile raccontarlo fuori, soprattutto se hai maturato l’idea che la colpa è sempre tua.

A volte, pur essendo consapevole di ciò che accade, credi di non avere gli strumenti interiori per venirne fuori, oppure ti senti bloccato nell’aprirti perché fa troppo male e hai paura di affrontare le tue emozioni o i parenti.

Chi cresce o vive in un contesto fortemente repressivo delle velleità personali, pur possedendo le risorse per sviluppare la propria personalità, non ha modo di averne accesso, perché gli è stato insegnato ad annullare se stesso a vantaggio di chi è più forte.

In realtà non si tratta di chi è il più forte ma di chi ama di meno o non ama affatto, oppure conosce una forma di relazione umana “distorta” in cui l’amore si traduce in un necessario senso del dominio. E sempre amore NON è.

Questi sono alcuni dei tanti esempi in cui avviene l’annientamento e la sopraffazione. Parlo di genitori e figli, tra coniugi, tra fratelli e sorelle e tra i vari parenti.

Le liti familiari nei tribunali sono a livelli ingestibili. L’odio, la rabbia, la menzogna , il bisogno di distruggere l’altro, gli interessi economici, sono le componenti costanti che avvocati e giudici fanno fatica a contenere per l’elevato patos emozionale che scorre in quelle udienze.  

Urla, pianti, parolacce, minacce, pugni tra persone dello stesso sangue o che hanno condiviso il letto, il pasto, gli stessi odori e sapori della vita insieme, sono il triste scenario umano a cui partecipavo scrivendo verbali di udienza educati in mezzo al caos. 

A parte i casi estremi come questi e persino delittuosi, esistono nel quotidiano domestico forme verbali e non verbali di comportamento che uccidono dentro tanto quanto una spada affilata.

Feriscono a tal punto l’anima da arrivare a credere che non meritiamo nulla, nemmeno il cibo, i vestiti, di uscire, di avere un nostro spazio, di studiare o persino di avere un’opinione sacrosanta, e che, nei casi più eclatanti, dovremmo ringraziare come servi chi si occupa di noi, perchè ritenuti incapaci di valere o di saper fare qualcosa.

Ti parlo di offese micidiali a cui non riesci a rispondere per quel senso di colpa che ti porti dentro solo perchè hai ricevuto qualcosa, e ripeto QUALCOSA, che NON È AMORE, né genitoriale, né maritale, né parentale e né dai figli.

Si, in molti casi maltrattano anche loro, abbandonando senza alcuno scrupolo, genitori malati ed in difficoltà economiche. Anche qui occorre un’analisi dettagliata del come mai si è arrivati a questo. 

La violenza, purtroppo, va a braccetto con tutti gli elementi di una famiglia, nessuno ne è escluso.

Sono tantissime le persone che vivono in questo modo.

In silenzio piangono, recitano ogni giorno una parte in cui si sorride fuori per non mostrare la morte interiore e il senso di abbandono subìto proprio quando ne avevano più bisogno.

Spesso si ammalano rovinosamente, e in certi casi, senza più la possibilità di guarire. 

Chi non si è sentito capito e riconosciuto nel suo valore, questo è ciò che SOLLEVO tutti i giorni insieme ad altri professionisti che la pensano come me e che sanno “vedere l’Anima”.

Quando una persona racconta se stessa, ti sta dando il cuore, e per questo occorre rispetto, delicatezza e massima responsabilità. 

Se sei arrivato/a a pensare che per te non c’è più niente da fare, smetti immediatamente di farlo!

Aprirsi significa liberarsi da una prigione fredda e silenziosa.

Se hai bisogno di confrontarti con quello che ho scritto, se la tua storia rispecchia questa condizione, sono qui per accogliere i tuoi pensieri ed il cuore.

Il primo colloquio è telefonico, così da farti sentire più a tuo agio ed è gratuito.

Potremo parlare 30 minuti per comprendere quali sono i primi passi da fare, sia con il mio aiuto ed anche di altri professionisti.

Giusy